Nell’Auditorium di Sant’Agostino si è aperto ufficialmente il percorso verso la Giostra dell’Anello del 5 luglio. Presentato anche il nuovo Stendardo dell’Associazione Tradizioni Sanginesine.
Con l’appuntamento di sabato 27 giugno, il Palio di San Ginesio 2026 è entrato ufficialmente nel vivo. Nell’Auditorium di Sant’Agostino si sono svolti i sorteggi della Giostra dell’Anello, sono stati definiti i gruppi della selezione mattutina, è stato svelato il drappo realizzato da Rita Rossella Ciani ed è stato presentato il nuovo Stendardo dell’Associazione Tradizioni Sanginesine.
La cerimonia si è svolta davanti alla Pala di Sant’Andrea, immagine fortemente legata alla memoria storica cittadina e alla Battaglia della Fornarina. Dal 2023 l’apertura ufficiale del Palio si tiene nei luoghi della memoria sanginesina, trasformando il sorteggio e il disvelamento del drappo in un momento non soltanto organizzativo, ma anche identitario.
Il sorteggio ha definito la composizione dei quattro gruppi della gara eliminatoria, in programma la mattina di domenica 5 luglio. Ciascun gruppo è stato abbinato a una Contrada: il primo classificato di ogni gruppo accederà alla Giostra dell’Anello del pomeriggio, correndo per la Contrada assegnata.
Gruppo 1 – Porta Ascarana
Francesco Matticari, Alessio Pizzi, Jacopo Matticari
Gruppo 2 – Porta Picena
Mattia Ambrosi, Luca Passamonti, Davide Dimarti
Gruppo 3 – Porta Offuna
Lorenzo Mariotti, Daniele Leri, Alessio Ricchiuti
Gruppo 4 – Porta Alvaneto
Lorenzo Fantinelli, Matteo Rivola, Manuel Gessani
Nel corso dell’incontro è stato inoltre sorteggiato l’ordine di partenza della Giostra dell’Anello del pomeriggio: I Porta Ascarana, II Porta Picena, III Porta Offuna, IV Porta Alvaneto.
A seguire è stato svelato il drappo della Giostra dell’Anello, realizzato da Rita Rossella Ciani, artista senese selezionata attraverso il bando promosso dall’Associazione Tradizioni Sanginesine. Insieme a lei era stata individuata anche Paola Imposimato, che firmerà il drappo del Palio della Pacca, in programma il prossimo 15 agosto.
L’opera interpreta il tema delle virtù femminili, scelto come filo conduttore della Giostra dell’Anello 2026 e collegato al Riconoscimento “Fornarina” conferito quest’anno a Rosanna Bonelli, detta “Rompicollo”, unica donna ad aver corso il Palio di Siena.
«Fin dal momento in cui mi è stato affidato questo incarico ho provato una forte emozione. Mi sono sentita immediatamente coinvolta da una storia e da un legame che continuano a parlare al presente. Durante il mio lavoro ho percepito il rapporto antico che unisce San Ginesio e Siena. È una storia che attraversa i secoli e che continua ancora oggi. Nel progetto che sto sviluppando ho sentito naturale richiamare anche la presenza di Siena, quasi come uno sfondo costante della vicenda sanginesina, guardando alla città medievale che conosciamo attraverso le rappresentazioni trecentesche di Ambrogio Lorenzetti. È una commissione che mi ha emozionato molto e che sto affrontando con grande partecipazione emotiva», ha dichiarato Rita Rossella Ciani.
Durante l’appuntamento è stato presentato anche il nuovo Stendardo dell’Associazione Tradizioni Sanginesine, composto da elementi rappresentativi della tradizione cittadina e del percorso identitario custodito dall’Associazione. Lo Stendardo richiama i segni delle Contrade, il Palio e la memoria storica sanginesina, configurandosi come elemento destinato ad accompagnare la presenza ufficiale dell’Associazione nei momenti pubblici e cerimoniali.
A coordinare la manifestazione sarà il confermato Mastro di Campo Roberto Parnetti. La Giostra dell’Anello si svolgerà sotto l’egida di OPES/ISHA – Settore Equitazione e della Commissione Nazionale Eventi Storici.
Il conto alla rovescia entra ora nella sua fase decisiva: appuntamento domenica 5 luglio al Campo del Palio, dove le quattro Contrade torneranno a sfidarsi per la Giostra dell’Anello 2026.
Ancora lei in primo piano.
Ancora lei.
Ancora una volta la nostra Fornarina è al centro del racconto del Palio di San Ginesio. Avvolta nelle sue vesti candide, la Panefacula, con il suo sguardo soave, domina la scena, davanti all’ingresso monumentale della nostra Sangenesij.
Sotto i suoi calzari compare, in scrittura gotica, impreziosita dalla foglia d’oro, una delle quattro virtù cardinali, la Fortitudo, la fortezza che richiama il coraggio, la fermezza d’animo, la capacità di resistere di fronte alle difficoltà e di mantenere salda la propria forza di volontà.
Particolare rilievo assume l’uso della foglia d’oro. L’oro illumina le iscrizioni e alcuni dettagli ornamentali, ma soprattutto conferisce solennità all’insieme. Non è semplice preziosismo. Nella tradizione medievale e rinascimentale la doratura richiamava la luce, la dignità, la nobiltà spirituale. Qui accompagna il tema della virtù e ne amplifica il valore simbolico.
Ai lati inferiori trovano posto i simboli delle quattro porte sanginesine: Porta Alvaneto e Porta Ascarana a sinistra, Porta Picena e Porta Offuna a destra. La loro presenza radica il drappo nella geografia storica e identitaria della città. Ogni elemento è costruito con un linguaggio grafico nitido, ordinato, rigoroso, nel quale la precisione del segno diventa parte integrante del racconto.
La Panefacula regge il proprio attributo iconografico, la pala da forno. Disposta in diagonale, diventa una linea di forza che attraversa la composizione e invita il nostro sguardo verso l’alto, dove prende forma il profilo urbano di San Ginesio.
Si apre una città verticale, compatta, costruita per successioni ordinate di tetti, con tegole di terracotta sovrapposte e alternate a coppi, tutti rivolti verso destra. Il ritmo ascendente richiama la struttura del borgo medievale, che richiedeva, a causa dell’elevata densità, edifici stretti e sviluppati in altezza, collocati in senso piramidale.
Questa impostazione riporta noi ginesini alla memoria grafica di un illustre artista del passato, il professor Guglielmo Ciarlantini, che in Voci dei Secoli, aveva restituito una San Ginesio verticale, stratificata, segnata dagli edifici che ne definivano l’identità prima delle trasformazioni ottocentesche.
Tra le architetture riconoscibili emergono la Torre dell’Orologio, con la guglia rivestita dalle caratteristiche tegole romboidali in terracotta e la parete occidentale della chiesa di Sant’Agostino, scandita dai due ordini di monofore. Sono presenze che rimandano alla città storica e, nello stesso tempo, dialogano con riferimenti diretti alla pala di Nicola di Ulisse da Siena.
Poco più in alto il paesaggio urbano cambia. Non siamo più soltanto a San Ginesio.
Si riconosce Siena: le architetture verticali della città toscana, le ben note case-torri, espressione di inurbamento dei nobili del contado, con le loro superfici murarie compatte, le piccole aperture ad arco, i balconi aggettanti e le coperture sporgenti introducono un secondo livello narrativo. Il riferimento non è casuale: Siena non è semplice sfondo, ma parte della storia sanginesina, presenza antica nel racconto degli esuli, dell’accoglienza e della riconciliazione.
La certezza di trovarsi davanti a Siena è nell’angolo superiore sinistro, dove si riconoscono la griglia della cupola esagonale e la “Porta del cielo”, il campanile del Duomo di Siena con le fasce alternate di marmo bianco e verde insieme alle quadrifore e ai costoloni marmorei. È una citazione precisa, che sposta l’opera dal semplice racconto locale a una dimensione più ampia, nella quale San Ginesio e Siena tornano a essere lette dentro una stessa memoria.
Il riferimento dichiarato da Rita Rossella Ciani agli Effetti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti rafforza questa interpretazione. Come nel grande ciclo senese, anche qui l’architettura non è fondale neutro, ma elemento narrativo. La città diventa misura dell’ordine, della convivenza e della partecipazione civile. È il luogo nel quale la virtù non resta astratta, ma prende forma nello spazio abitato dalla comunità che si stringe attorno ad una gara equestre per esplicitare con forza e orgoglio il proprio senso di appartenenza.
L’intera composizione è avvolta da un intenso blu cobalto, che non svolge soltanto una funzione estetica, ma assume un preciso significato simbolico: richiama sicurezza, equilibrio e fiducia. Dentro questo campo cromatico troviamo il gonfalone del comune che riafferma le radici antiche dell’identità sanginesina.
In alto, in lettere maiuscole decorate in foglia d’oro, compare il riferimento al Palio del 5 luglio 2026 che definisce così i suoi destinatari: il messaggio è rivolto ai cavalieri, ai cavalli, alle contrade e alla comunità tutta che vivrà la Giostra dell’Anello con grande partecipazione.
