Presentato il 27 maggio 2026 in occasione dei sorteggi e della presentazione del drappo per la Giostra dell'anello del 5 luglio, il nuovo Stendardo del Corteo Storico di San Ginesio nasce come sintesi visiva della memoria civica della città.
Il fondo riprende i colori storici di San Ginesio, il bianco e il rosso, richiamando il segno identitario della comunità e delle sue rappresentazioni pubbliche.
Al centro campeggia lo stemma antico di San Ginesio: non un riferimento isolato alla Pala di Sant’Andrea, ma un’iconografia consolidata della città, attestata nella tradizione figurativa e documentaria sanginesina e ancora oggi riconoscibile come emblema civico.
Il damascato che arricchisce la parte bianca richiama un altro tratto della storia locale: la tradizione delle arti tessili e della lavorazione della lana. Giuseppe Salvi ricorda infatti come a San Ginesio fossero fiorite “l’arte della lana, le tessitorie e le tintorie” e come il lanificio fosse una delle industrie più importanti della comunità, sviluppata già dal XIII secolo e sostenuta anche da statuti e regolamenti municipali.
Il motivo decorativo dialoga inoltre con lo stemma settecentesco conservato in Comune, riprendendone l’eleganza ornamentale e trasformandola in un segno contemporaneo.
Anche la scritta rimanda a una memoria profonda. Il riferimento è alla pagina manoscritta di Alberico Gentili conservata alla Bodleian Library di Oxford, Ms. D’Orville 609, fol. 76v, nella quale il giurista, nel momento in cui compie trent’anni, ricorda la propria origine: “in Italia, Sangenesij oppidi non obscuri Picenorum”, cioè San Ginesio, non oscuro borgo dei Piceni.
Lo Stendardo arricchisce e accompagna la vita rituale della comunità. È pensato per il Corteo Storico e per le occasioni del calendario identitario cittadino che si svolgono dentro le mura. L’unica uscita fuori dal centro storico sarà quella della Visitazione de li Priori a San Liberato, momento che lega la città al suo territorio e alla memoria religiosa e civile della comunità.
Colori civici, stemma antico, memoria tessile, segni d’archivio e appartenenza comunitaria si ricompongono così in un unico oggetto simbolico.
Un segno nuovo, costruito su radici antiche: perché una tradizione vive quando continua a riconoscersi nei propri simboli.
