Ritorno degli esuli 2026: una comunità che continua a raccontarsi

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Foto: Luca Bussotto

TG3 Marche – 24 maggio 2026

min. 12:00

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Ci sono manifestazioni che si esauriscono nel momento in cui terminano.

E poi ce ne sono altre che continuano a vivere nei ricordi, nelle immagini, nelle emozioni e nelle relazioni che riescono a generare.

Il Ritorno degli Esuli appartiene a questa seconda categoria.

Le giornate del 23 e 24 maggio hanno riportato San Ginesio al centro di un racconto che da oltre sessant’anni continua a rinnovarsi, mantenendo intatto il proprio significato più profondo: quello di una comunità che sceglie di custodire la propria storia non come semplice memoria del passato, ma come patrimonio vivo da condividere e tramandare.

Il successo dell’edizione 2026 non si misura soltanto nella partecipazione del pubblico, nel risalto mediatico ottenuto o nella presenza di ospiti prestigiosi. Si misura soprattutto nella capacità di coinvolgere persone diverse attorno a un progetto comune.

Per due giorni il centro storico è diventato uno spazio di incontro tra generazioni, sensibilità ed esperienze differenti.

La Scuola “Paesaggi e Archivi”, promossa da Glab, QUiValdifiastra e Unimc, ha offerto occasioni di riflessione sul rapporto tra memoria, territorio e comunità. L’associazione Tra le Righe ha coinvolto bambini e famiglie in attività dedicate alla scoperta della storia degli esuli, contribuendo a trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio che appartiene a tutti.

Il Premio “La Fornarina”, organizzato dalla Confraternita del Sacro Cuore di Gesù – Sacconi di San Ginesio e dal Centro Internazionale di Studi Gentiliani, in collaborazione con l’Associazione Tradizioni Sanginesine, ha permesso di rendere omaggio a Rosanna Bonelli detta “Rompicollo”, unica donna ad aver corso il Palio di Siena, protagonista di una testimonianza capace di emozionare e coinvolgere il pubblico presente.

Lo spettacolo “Il Messo e il Savio”, portato in scena da Gli Stronati – La Strana Compagnia, ha aggiunto un ulteriore tassello al dialogo ideale tra Siena e San Ginesio, mentre “Come un cuore spezzato”, testo inedito di Valentino Eugeni nato da un’idea di Paolo Rocchi, ha accompagnato il pubblico dentro le emozioni e le contraddizioni di una vicenda che continua a parlare anche al nostro tempo.

Poi è arrivata la rievocazione.

L’ingresso degli esuli, il bacio della riconciliazione, le musiche, le voci narranti, il corteo storico, la partecipazione delle Contrade e delle delegazioni ospiti hanno restituito ancora una volta il significato più autentico della manifestazione: raccontare una comunità che, dopo la divisione, sceglie di ritrovarsi.

Particolarmente significativa è stata la presenza della Municipalità di Siena, del Magistrato delle Contrade e della delegazione dell’Imperiale Contrada della Giraffa. Un segno concreto di un legame che continua a rinnovarsi e che rappresenta uno degli aspetti più preziosi e originali dell’esperienza sanginesina.

Dietro tutto questo ci sono mesi di lavoro, decine di volontari, associazioni, artisti, tecnici, figuranti, collaboratori e istituzioni che hanno condiviso competenze, tempo ed energie per costruire qualcosa che appartiene all’intera comunità.

A tutti loro va il nostro grazie.

Un grazie che non è soltanto formale, ma nasce dalla consapevolezza che manifestazioni come il Ritorno degli Esuli esistono perché esiste una rete di persone che continua a credere nel valore della cultura, della memoria e della partecipazione.

Archiviata questa intensa edizione, il cammino dell’Associazione Tradizioni Sanginesine prosegue ora verso i prossimi appuntamenti del 55° Palio di San Ginesio.

Con una convinzione che il Ritorno degli Esuli 2026 ha reso ancora più forte: la nostra storia continua ad avere qualcosa da dire. E la nostra comunità continua ad avere voglia di ascoltarla e raccontarla insieme.

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